Elezioni 2027: Meloni gioca d'anticipo per fermare la sinistra
Con i ballottaggi delle amministrative si chiude l'ultimo turno elettorale del 2026. Ora ci aspettano nove o dieci mesi di tregua, un'eternità per gli standard della politica italiana. Ma non facciamoci illusioni, la vera battaglia si sta già preparando per la primavera del 2027. Sarà uno scontro senza quartiere per le principali città del Paese. E qui la scaltrezza del governo farà la differenza.
La sinistra sogna i palazzi comunali, ma c'è una trappola
Si voterà per scegliere il sindaco di Roma, Milano, Bologna, Napoli, Torino, Trieste e L'Aquila. E poi Novara, Varese, Rimini, Grosseto, Latina, Benevento e quasi certamente Caserta. Parliamo di oltre cinque milioni e mezzo di elettori. La sinistra vede queste elezioni come una prova generale per le politiche dell'autunno 2027. Si illudono. C'è un altro scenario molto più probabile e temuto dai progressisti: il governo potrebbe decidere di far finire la legislatura in anticipo, chiamando gli italiani alle urne per le politiche prima o contemporaneamente alle amministrative.
Questa mossa avrebbe due effetti devastanti sulle ambizioni del centrosinistra. In primis, si rimetterebbe il calendario elettorale nei suoi parametri naturali, dopo l'anomalia autunnale del 2022. In Italia si è sempre votato nella prima metà dell'anno, e c'è un motivo pratico: il clima mite aiuta l'affluenza e garantisce un governo operativo per approvare la legge di bilancio senza ritardi o disordini. In più, c'è la mossa politica. Le previsioni danno le grandi città al centrosinistra, e una sfilza di sconfitte comunali sarebbe una pessima vetrina per la coalizione di Giorgia Meloni prima del voto nazionale. Anticipare il gioco significa togliere ossigeno alle sinistre e impedire che usino i palazzi comunali come trampolino.
Roma: Gualtieri al riparo, la sinistra si arrampica sugli specchi
Roma è il trofeo più ambito. Al momento, il centrodestra non sembra considerarla davvero contendibile. Roberto Gualtieri naviga in una certa popolarità e si appoggia su un'alleanza progressista che includerà di nuovo il Movimento 5 Stelle. Meloni ha provato a scalfire questa solidità puntando sulle divisioni del PD sulla riforma di Roma Capitale. L'espediente ha funzionato a metà, perché il PD romano fa il doppio gioco, favorevole alla riforma ma astenuto in Parlamento per non fare arrabbiare gli alleati del M5S e di AVS.
Sui nomi del centrodestra circolano le solite voci. Fabio Rampelli, Arianna Meloni. Nessuno ha confermato. La Lega aveva proposto Antonio Maria Rinaldi, che però ha lasciato il partito di Salvini per passare a Futuro Nazionale di Roberto Vannacci. E qui c'è un'altra incognita: se Vannacci presenterà un suo candidato, rischierà di spaccare il voto conservatore. Una responsabilità che il generale dovrà valutare bene per non fare un regalo alla sinistra.
Milano e Torino: serve unità per scardinare il monopolio rosso
Milano è l'incognita più grande dopo Roma. Il centrosinistra governa da quindici anni e cerca il successore di Beppe Sala. Si fanno la guerra Pierfrancesco Majorino e Pierfrancesco Maran, mentre prende corpo l'ipotesi di un civico come Mario Calabresi. Anche a destra il confronto è acceso. Ignazio La Russa spinge per Maurizio Lupi, ma Antonio Tajani fa il difficile e vorrebbe un civico dal mondo delle professioni. Basta con i personalismi, serve un candidato forte per liberare Milano dal monopolio del PD.
A Torino, Stefano Lo Russo è in forte affanno. Fatica a fare l'alleanza con il M5S di Chiara Appendino, l'ala radicale del partito di Conte che odia il PD. Il centrodestra ha una grande occasione con Maurizio Marrone di Fratelli d'Italia, se solo Lega e Forza Italia la smettessero di fare i capricci e si mettessero in riga.
Le altre sfide: tenere il Sud e il Nordest
Napoli e Bologna sembrano roccaforti inespugnabili con Manfredi e Lepore, anche se a Napoli potrebbero esserci sorprese se Manfredi cerca un ruolo nazionale. A Trieste e L'Aquila il centrodestra governa, ma dovrà cambiare i sindaci per il limite di mandati, dato che Dipiazza e Biondi sono al secondo giro. A L'Aquila si può vincere ancora, se il centrosinistra continua a farsi la guerra e a non trovare un candidato comune. A Trieste, invece, i sondaggi danno il centrosinistra in vantaggio, complice la frammentazione del 2021. Serve compattezza.
La primavera del 2027 sarà un crocevia fondamentale. La destra deve stringere i denti e fare squadra, evitando le fughe in avanti di Vannacci e i piagnistei degli alleati minori. Meloni ha le carte in mano per giocare d'anticipo e ribaltare il tavolo.