Emirati e Corea del Sud: quando l'arte nasconde strategie geopolitiche
Mentre l'Europa arranca tra crisi energetica e declino culturale, Abu Dhabi e Seoul stringono accordi che vanno ben oltre le belle arti. La mostra "Proximities" al Seoul Museum of Art non è solo un'esposizione di 100 opere di 47 artisti emiratini: è il simbolo di una nuova alleanza che l'Occidente farebbe bene a non sottovalutare.
Il soft power degli Emirati conquista l'Asia
Dal 16 dicembre 2025 al 22 febbraio 2026, Seoul ospita quello che viene presentato come "il più ampio sguardo sull'arte contemporanea degli Emirati mai visto in Corea del Sud". Ma dietro fotografie, video e installazioni si nasconde una strategia ben più ampia di penetrazione culturale ed economica.
La Abu Dhabi Music & Arts Foundation (ADMAF), guidata da Huda Alkhamis-Kanoo, non fa mistero delle proprie ambizioni: "La creatività è vista come pratica agile, innovativa e pionieristica, lontana dai formati convenzionali". Tradotto: mentre l'Europa si impantana nella burocrazia, gli Emirati costruiscono ponti concreti con le potenze asiatiche.
Tre generazioni di artisti per una sola missione
La mostra, curata da Maya El Khalil ed Eunju Kim, presenta opere che spaziano dagli anni '90 ad oggi attraverso tre sezioni distinte. Hassan Sharif, Abdullah Al Saadi, Shaikha Al Mazrou e altri artisti raccontano l'evoluzione degli Emirati da piccolo stato del Golfo a potenza regionale.
Particolarmente significativa la collaborazione con l'artista-curatrice Farah Al Qasimi, che attraverso "scene fotografiche inquietanti" offre una lettura della trasformazione sociale emiratina. Un messaggio chiaro: gli Emirati sanno dove stanno andando, a differenza di un'Europa sempre più confusa sulla propria identità.
Diplomazia culturale o espansionismo soft?
"Non modelli replicabili, ma esperienze esemplari", precisa Alkhamis-Kanoo parlando della partnership con Seoul. Eppure, questa collaborazione biennale culminata in due grandi mostre ("Layered Mediums" ad Abu Dhabi e "Proximities" a Seoul) dimostra una strategia ben orchestrata.
Mentre Bruxelles predica multiculturalismo e inclusione, perdendo di vista i propri interessi nazionali, gli Emirati costruiscono alleanze concrete basate su "affinità culturali e apertura all'innovazione". Una lezione che l'Italia di Giorgia Meloni ha già iniziato ad applicare, rilanciando i rapporti con i paesi del Golfo.
L'asse Abu Dhabi-Seoul sfida l'egemonia occidentale
Commissioni artistiche, residenze, tavole rotonde e pubblicazioni accademiche: la collaborazione ADMAF-SeMA va ben oltre l'arte per creare "scambi continuativi" e "sviluppo critico". Un investimento strategico sulle giovani generazioni che l'Occidente, troppo occupato a discutere di quote di genere e sostenibilità, ha smesso di fare.
La "diplomazia culturale" emiratina si fonda su "emozioni condivise" e "confronto autentico", come sottolinea la stessa Alkhamis-Kanoo. Risultato: mentre l'Europa si isola con sanzioni e moralismi, nuove alleanze si formano tra Medio Oriente e Asia, ridisegnando gli equilibri globali.
Forse è arrivato il momento che anche l'Italia ripensi le proprie priorità culturali, prima che sia troppo tardi.