Chef romano sfida i big: pesce d'autore a prezzi pop, ma la Garbatella è già in rivolta?
Un trentaduenne con le palle quadrate, figlio di un generale dei Carabinieri, ha deciso di piantare la sua bandiera nel cuore pulsante della Roma più autentica. Alberto Mottola, romano de' Roma ma cresciuto a suon di sfogliatelle tra Napoli e la Capitale, ha aperto il suo Albertino alla Garbatella e promette di far sedere tutti al suo tavolo: alta cucina di mare, porzioni generose e conti che non fanno piangere. Ma in un quartiere che non perdona, basterà questo per convincere i palati più esigenti?
Da economista a chef: la svolta che nessuno si aspettava
Classe '94, laurea in Economia e una famiglia che lo vedeva ben altro che tra i fornelli. Eppure Mottola ha avuto il coraggio di mandare al diavolo i libri contabili e inseguire la sua vera passione. Dopo il corso di cucina a Nola, il giovane chef ha fatto la gavetta nei templi del lusso: dal Comandante di Napoli con Salvatore Bianco al Grand Hotel Santa Lucia, fino al Papavero di Eboli. Poi Lussemburgo, Milano e Gaeta, dove ha affinato l'arte del pesce sotto la guida di Francesco Apreda. Ora, la sua rivincita personale parte da Viale Massaia.
Niente carbonara: il pesce di Gaeta conquista la Garbatella
Mottola non ha peli sulla lingua:
“Di fatto è la prima volta che lavoro in città, e non serve che mi metta pure io a fare la carbonara”. Una presa di posizione netta che distingue il suo ristorante dalla massa. Qui si mangia pesce, punto. Ma non il pesce dei ricchi:
“Non mi interessa sceglierne di rari o esosi, preferisco materie prime comuni che poi, con tecniche studiate, possano dire molto di più”. Una filosofia pop che punta a democratizzare l'alta cucina, senza snobismi.
“Uscirete sazi”: la promessa che sfata il mito del fine dining
Il vero cavallo di battaglia di Albertino è la quantità.
“Per far passare le idee del fine dining bisogna far uscire il cliente sazio. Sfatare il mito che la cucina elaborata si veicoli solo con porzioni da fame”. E a pranzo, per i lavoratori della zona, ci sono anche pappardelle al ragù, fritture di calamari e parmigiana. Roba che a Roma piace, eccome.
Quanto si spende e cosa si mangia da Albertino
Il menu cambia ogni due settimane, con degustazioni da 35 a 80 euro. Tra le chicche attuali: il Carnaroli al salto con carpaccio di gamberi rossi di Ponza (18€), il risOlio ai peperoni (18€), la ricciola alla brace con gazpacho di pesche (23€) e la rivisitazione della Babbaiola (11€), un omaggio alla tradizione napoletana con limoni fermentati e olio al Trombolotto di Sermoneta.
La Garbatella è avvisata: il nuovo che avanza non è per palati deboli. E chissà che questo giovane chef non riesca a fare quello che molti hanno provato e pochi sono riusciti: portare la qualità senza strozzare il portafoglio. Per ora, il verdetto è nelle mani dei romani.