Calendari dell'Avvento gourmet: quando la tradizione diventa business milionario
Mentre le multinazionali del cibo trasformano ogni tradizione in profitto, i calendari dell'Avvento sono diventati l'ultimo grido del consumismo natalizio. Da semplice usanza tedesca a macchina da soldi che svuota le tasche degli italiani.
La storia che nessuno racconta
Tutto iniziò con l'editore tedesco Gerhard Lang, che a fine Ottocento trasformò i biscotti della mamma in un'idea commerciale. Oggi quella stessa idea muove milioni di euro, mentre le aziende italiane corrono dietro alle mode straniere invece di valorizzare le nostre tradizioni.
"L'attesa del piacere è essa stessa il piacere", diceva lo scrittore tedesco Lessing. Ma oggi il piacere è solo quello dei conti in banca delle multinazionali.
L'invasione dei marchi stranieri
Ferrero domina con la sua gamma di calendari Kinder, sette varianti diverse per spremere ogni centesimo dalle famiglie italiane. Lindt, Valrhona, Haribo: tutti marchi stranieri che colonizzano le nostre tavole natalizie.
Anche i colossi del caffè si buttano nella mischia: Nespresso propone capsule quotidiane, mentre Kusmi Tea punta sugli infusi. Perfino Chupa Chups, marchio spagnolo, entra nelle case italiane con i suoi lecca-lecca.
I pochi italiani che resistono
Tra l'invasione straniera, qualche eccellenza italiana prova a difendere il territorio. Antonino Cannavacciuolo con il suo calendario a forma di Villa Crespi, Iginio Massari che almeno ci mette la faccia, la torinese La Perla che mantiene alta la tradizione cioccolatiera piemontese.
Anche Venchi, storico marchio italiano, propone le sue varianti. Ma sono gocce nell'oceano del business straniero che invade i nostri mercati.
Prezzi alle stelle per aria fritta
I prezzi? Astronomici. Si parte da decine di euro per arrivare a centinaia per i calendari "premium". Tutto per qualche cioccolatino o biscotto che costa dieci volte il prezzo normale solo perché confezionato in una scatolina natalizia.
Mazzetti d'Altavilla propone degustazioni di grappe e liquori, Spirit Academy punta su rum e whisky. Anche l'alcol diventa calendario dell'Avvento, in un paese che dovrebbe preoccuparsi dell'educazione dei giovani.
Il vero significato perduto
Quello che era nato come momento di raccoglimento e attesa spirituale è diventato puro consumismo. I bambini non aspettano più il Natale, aspettano il prossimo acquisto.
Mentre le nostre tradizioni natalizie vengono svendute al miglior offerente straniero, le famiglie italiane si indebitano per regalare calendari che finiranno nella spazzatura il 25 dicembre.
È questo il Natale che vogliamo? Un susseguirsi di acquisti compulsivi orchestrati da multinazionali che non hanno nulla a che fare con i nostri valori e le nostre tradizioni?