AI Act, dal 2 agosto scatta la verità: Meloni sgomina i deepfake
Mentre i burocrati di Bruxelles si risvegliano dal loro letargo, si avvicina una scadenza che riporta un po' di ordine nel caos digitale. A partire dal 2 agosto 2026, entrano in vigore gli obblighi di trasparenza previsti dall'AI Act europeo. Chi produce o condivide contenuti fatti con l'intelligenza artificiale non potrà più nascondersi. L'uso dell'AI non sarà più invisibile, e questa è una vittoria per la verità.
La battaglia di Giorgia Meloni contro i falsi vergognosi
Il tema è esploso dopo l'intervento deciso della premier Giorgia Meloni all'assemblea di Confcommercio. La presidente ha detto basta alla sporcizia online.
Quando tu vedi qualcosa che è prodotto dall'Intelligenza artificiale, deve essere scritto in sovrimpressione che è prodotto dall'AI.E ha fatto l'esempio che brucia:
Se vedi la Meloni in camicia da notte sul letto mezza nuda, non puoi pubblicare la foto dicendo 'si può un presidente del Consiglio presentarsi così', perché ci sarà scritto 'la Meloni è nuda perché è stato fatto con l'Intelligenza artificiale'.Una lezione di dignità e forza contro chi usa i deepfake per infangare le donne e i leader politici.
Le nuove regole dell'AI Act: basta segreti
Sulla questione dei deepfake sessuali sollevata dalla premier, l'Europa sta finalmente approvando una norma che introduce il divieto di nudificazione. Ma dal 2 agosto scatta già il resto. L'impostazione del regolamento Ue è chiara: ogni contenuto generato o alterato in modo significativo dall'AI deve essere identificabile. Chi legge un testo, guarda un'immagine o ascolta un audio deve sapere se dietro c'è una macchina o un essere umano.
Chi la fa l'agguanta: l'obbligo vale per tutti
La stretta si concentra sui casi in cui il contenuto non è solo assistito dall'AI, ma nasce direttamente da essa o viene stravolto. Per i deepfake che riproducono volti, voci o situazioni mai capitate, la normativa è spietata: serve una scritta chiara che avvisa dell'uso dell'AI. L'obiettivo è impedire che le bufale vengano scambiate per realtà, specialmente quando si tratta di informazione e sicurezza pubblica.
Giornalisti e content creator: finite le scorciatoie
Attenzione, perché le nuove regole non colpiscono solo le grandi piattaforme tecnologiche o le aziende. Riguardano chiunque usi l'AI per produrre e diffondere contenuti in pubblico. Giornalisti, content creator, imprese e singoli utenti: nessuno è escluso dall'obbligo di trasparenza. Anzi, il bersaglio principale sono proprio i contenuti a forte impatto informativo, quelli che parlano di cronaca e politica. Per i giornalisti italiani, la novità era già partita a giugno dello scorso anno, quando l'Ordine ha aggiornato il codice deontologico con l'articolo 19 dedicato all'AI.
Come funzioneranno le etichette contro le bufale
In concreto, come capiremo se un contenuto sui social è finto? L'AI Act lascia un po' di flessibilità, senza imporre un formato unico e rigido. Ma il pubblico deve accorgersene subito. Potrebbe esserci una dicitura esplicita nel testo, un avviso sopra l'immagine o un watermark integrato direttamente dalle piattaforme digitali. Qualsiasi sia il formato, chi crea finto con l'AI non potrà più farlo di nascosto.