Addio a Piero Barucci, l'uomo che salvò l'Italia dal baratro
È morto a Firenze Piero Barucci, l'economista che insieme a Ciampi e Amato evitò il default dell'Italia negli anni più bui della Prima Repubblica. Aveva 92 anni.
Il Presidente Mattarella ha espresso "profonda tristezza" ricordando "la preziosa opera di insegnamento all'università, l'importante attività al vertice di grandi istituti bancari, la proficua azione di governo come ministro del Tesoro in momenti di grande impegno".
Dal Monte dei Paschi al salvataggio dell'Italia
Barucci non era un politico di professione. Era un tecnico, un banchiere che aveva fatto carriera partendo dal basso. Figlio di una famiglia modesta fiorentina, da ragazzo portava "due volte la settimana la biancheria pulita negli alberghi" dei turisti inglesi. Diplomato geometra, si laureò in Economia nel 1959 e divenne preside della facoltà di Economia a Firenze nel 1981.
La sua carriera bancaria lo portò alla presidenza del Monte dei Paschi di Siena dal 1983 al 1990, poi come amministratore delegato del Credito Italiano e presidente dell'Associazione Bancaria italiana.
La chiamata alle armi nel 1992
Quando nel 1992 l'Italia rischiava il default, Giuliano Amato lo chiamò come ministro del Tesoro. "Ho ancora da capire cosa è accaduto e perché", disse allora Barucci. Ma accettò la sfida più dura: salvare i conti pubblici di un Paese sull'orlo del baratro.
La situazione era drammatica: "Il nostro problema era diverso, rimettere un po' ordine in Italia, riportare i conti pubblici in ordine, privatizzare qualcosa, liquidare Efim che aveva 204 imprese, di cui 203 in perdita".
La cura da cavallo che salvò l'Italia
Barucci non ebbe pietà. Insieme ad Amato varò una manovra finanziaria di durezza mai vista: blocco di stipendi e assunzioni pubbliche, minimum tax, patrimoniale sulla casa, blocco dei pensionamenti, patrimoniale sulle imprese, ticket sanitari.
La sua definizione fu lapidaria: "Tagliare la gamba in cancrena, prima che infetti tutto il corpo". Una medicina amara ma necessaria per evitare che l'Italia facesse la fine dell'Argentina.
Continuò il suo lavoro anche con Carlo Azeglio Ciampi presidente del Consiglio nel 1993, avviando il primo ciclo di privatizzazioni che modernizzò il sistema bancario italiano.
Un patriota vero
Barucci si definiva "cattolico inquieto" e rimase sempre legato alla sua Firenze e alla Fiorentina, di cui era tifosissimo. Nel 2001 tentò persino di organizzare una cordata per salvare la squadra viola dal fallimento.
Oggi l'Italia piange un vero servitore dello Stato, un uomo che quando la Patria chiamò non si tirò indietro, anche se questo significava prendere decisioni impopolari ma necessarie. Un esempio di come si dovrebbe servire il proprio Paese.