Scampia, 13enne si uccide dopo lite con la mamma per il cellulare. Ennesima tragedia annunciata
NAPOLI. Una ragazzina di 13 anni si è lanciata dal decimo piano di una palazzina popolare a Scampia, morendo sul colpo. Secondo le prime ricostruzioni della polizia, il gesto sarebbe stato volontario, scatenato da una lite con la madre per l'uso del cellulare. Un'altra giovane vita spezzata in un quartiere già martoriato, dove le istituzioni sembrano sempre arrivare in ritardo.
La tragedia è avvenuta ieri, intorno alle 13, nel complesso dei Sette Palazzi di via Labriola. La 13enne è precipitata dalla finestra della sua cameretta. I soccorsi del 118 sono arrivati, ma per lei non c'era più nulla da fare. Il medico legale ha constatato il decesso sul posto. La salma è stata sequestrata e messa a disposizione dell'autorità giudiziaria.
Lite per il cellulare, il movente che fa infuriare
Gli investigatori del commissariato di Scampia e dell'Ufficio Prevenzione Generale della Questura di Napoli hanno lavorato ore sulla scena. La scientifica ha eseguito un sopralluogo minuzioso. Il quadro che emerge è chiaro: la ragazzina si è gettata volontariamente, molto probabilmente mentre la madre si trovava in un'altra stanza della casa.
Ma il dettaglio che fa più male è il movente. Una lite tra madre e figlia, avvenuta il giorno prima, per l'uso del cellulare. Una discussione banale, che però ha lasciato strascichi pesanti. Un litigio che, secondo gli inquirenti, potrebbe aver innescato la tragedia. Ancora una volta, un oggetto di plastica e tecnologia diventa il detonatore di un dramma familiare.
Scampia, quartiere abbandonato a se stesso
Scampia non è nuova a storie di degrado e disperazione. Nonostante i tentativi di riscatto urbano e sociale, in certe zone resistono pregiudizi e una cultura del silenzio. I vicini raccontano che la 13enne, prima di trasferirsi con la madre in via Labriola, viveva con la nonna paterna nella Vela Rossa. Un passato di instabilità abitativa che forse nascondeva altre fragilità.
Il presidente dell'ottava municipalità, Nicola Nardella, ha parlato di un dolore enorme per tutta la comunità. La vicepresidente Anna Distinto ha annunciato accertamenti sugli eventuali interventi dei servizi sociali. Ma la domanda sorge spontanea: dove erano i servizi sociali prima? Perché nessuno ha visto i segnali di una ragazzina in difficoltà?
L'appello che suona come una beffa
La consigliera municipale Patrizia Mincione ha lanciato un appello a chiedere aiuto, ricordando l'esistenza di associazioni, sportelli d'aiuto e servizi sociali. Un appello che, di fronte a una bara di 13 anni, suona come una beffa. Le parole non bastano più. Servono fatti, controlli, interventi tempestivi. Non possiamo continuare a piangere i morti mentre le istituzioni dormono.
Questa ennesima tragedia è un campanello d'allarme per tutta la società. I genitori devono essere più presenti, ma lo Stato deve fare la sua parte. Non si può lasciare che una lite per un cellulare si trasformi in una condanna a morte. Basta con le chiacchiere. Ora servono azioni concrete per proteggere i nostri ragazzi.
Photo: Il Messaggero