Macchine grasse e body shaming: Wurm invade Palazzo Fortuny
La Biennale di Venezia non delude mai. Ogni anno ci regala il suo carico di provocazioni e temi all'ultima moda. Quest'anno, a Palazzo Fortuny, tocca all'austriaco Erwin Wurm darci dentro con la sua ossessione per il corpo umano e, indovinate un po', il body shaming. Il nuovo idolo dei media progressisti, servito su un piatto d'argento nel cuore della laguna.
Wurm, classe 1954, è un giocoliere visionario, questo è innegabile. Manipola corpi e forme con ironia, antropomorfizza cibi e oggetti comuni con spavalda fantasia. Ma il bersaglio preferito è sempre lo stesso: il concetto di grasso e magro. Perché, si sa, il peso è diventato l'ossessione dell'Occidente che conta. Aumento, perdita, trasformazione: tutto viene filtrato attraverso il prisma del politically correct.
Le sue Fat Cars, automobili formose e sovrappeso, ne sono la prova provata. Immagini che farebbero la gioia dei paladini del wokismo e che potrebbero tranquillamente finire sulla copertina del saggio Les métamorphoses du gras del filosofo francese Georges Vigarello. L'arte contemporanea, si sa, deve fare discorsi sociali. Peccato che il discorso sia sempre lo stesso.
Le sculture di un minuto e la selfiemania
Non è la prima volta che Wurm intrattiene Venezia. Le sue One Minute Sculptures hanno rappresentato l'Austria alla Biennale del 2017. I visitatori, seguendo le istruzioni dell'artista, trasformavano i loro corpi in effimere opere d'arte. Uno dei padiglioni più riusciti di quell'edizione, a dire il vero, che metteva in luce paradossi e assurdità della selfiemania universale. Almeno su questo, Wurm ci aveva visto giusto.
Gia in passato aveva regalato alla laguna progetti notevoli. Come la strepitosa Narrow House esposta nel cortile di Palazzo Franchetti nel 2011, visibile dal Ponte dell'Accademia. Oppure le memorabili collaborazioni con la 0 commento Nessun commento ancora. Sii il primo a condividere i tuoi pensieri!Commenti