Lega spaccata: Vannacci trascina i ribelli contro le armi all'Ucraina
Due deputati del Carroccio votano contro Meloni. Il generale europarlamentare guida la fronda interna: "Basta soldi a Kiev"
La Lega si spacca sull'Ucraina e Matteo Salvini perde pezzi. Due deputati del Carroccio, Rossano Sasso ed Edoardo Ziello, hanno votato contro la risoluzione di maggioranza che autorizza nuovi invii di armi a Kiev. Un gesto clamoroso che mette in difficoltà il governo Meloni e apre una crepa pericolosa nel centrodestra.
Il colpo di scena è arrivato durante le votazioni parlamentari sulle comunicazioni del ministro della Difesa Guido Crosetto. Mentre la maggioranza ribadiva il sostegno militare all'Ucraina, i due leghisti hanno detto no secco, seguiti dall'ex meloniano Emanuele Pozzolo, ormai nel gruppo Misto.
Vannacci soffia sul fuoco della rivolta
Dietro la ribellione c'è la lunga mano del generale Roberto Vannacci, vicesegretario della Lega ed europarlamentare. Non è un caso che proprio durante il voto, una decina di attivisti dell'associazione "Mondo al Contrario - Team Vannacci Roma Caput Mundi" abbiano esposto uno striscione davanti a Montecitorio: "Basta finanziamenti a Kiev per le armi. Le risorse per i cittadini italiani".
Sasso non ha nascosto l'affinità con Vannacci: "È vicesegretario della Lega, è evidente che esista un'affinità". Il generale ha rincarato la dose: "La strategia di cessione di armi e denaro a Kiev che dura da 4 anni ha dato risultati tutt'altro che positivi. È venuta l'ora di cambiare strategia".
"No ai soldi per Zelensky"
Sasso ha rivendicato su Facebook il voto contrario: "Ho detto no all'invio di soldi e armi a Zelensky", interrogandosi sul reale interesse nazionale italiano. Secondo il deputato pugliese, continuare ad armare l'Ucraina non serve alla pace ma risponde solo alle pressioni di Bruxelles.
Anche Ziello ha motivato la scelta con argomenti che fanno presa sulla gente comune: "Si continua a inviare armi con un modello fallimentare. Tanti danni economici al nostro Paese, dal costo delle bollette alle stelle al prezzo dei carburanti sempre più elevato".
Caos anche al Senato
La spaccatura si è ripetuta al Senato, dove il leghista Claudio Borghi non ha partecipato al voto, confermando la sua posizione critica. Un segnale che la fronda anti-Kiev nella Lega non si limita a pochi isolati ma coinvolge figure di peso del partito.
La situazione mette Salvini in una posizione delicata: da una parte deve mantenere la lealtà al governo Meloni, dall'altra rischia di perdere il controllo di una base che vede in Vannacci il nuovo punto di riferimento per una politica più sovranista e anti-establishment.
Il messaggio è chiaro: prima gli italiani, poi gli ucraini. Una linea che potrebbe trovare sempre più consensi in un partito che fatica a distinguersi in un governo di centrodestra sempre più appiattito sulle posizioni atlantiste.