La Juventus esce dal pareggio di Cagliari con un conto aperto: troppo gioco costruito, troppo poco concretizzato sotto porta. Il 13 ottobre, durante la puntata di JU3 sul canale YouTube di Tuttosport, i giornalisti Aprile e Lanzo hanno messo a nudo i problemi reali della Vecchia Signora, quelli che Luciano Spalletti ai microfoni non dice ma che dentro lo spogliatoio pesano come un macigno.
Il quadro che emerge è netto: la squadra crea, spreca e perde punti contro avversari che non dovrebbero metterla in difficoltà. E il tecnico toscano, per la prima volta da quando è arrivato, sembra aver capito che alla Juve le mezze misure non esistono.
Spalletti fa scudo, ma la realtà è un'altra
Secondo Tuttosport, il primo nodo riguarda proprio la distanza tra le dichiarazioni pubbliche di Spalletti e ciò che l'allenatore pensa davvero dei suoi giocatori. Davanti ai microfoni il mister ha difeso la squadra dopo il pari di Cagliari, ma i fatti raccontano un'altra storia.
«A microfoni Spalletti ha fatto scudo con la squadra, ma la realtà dei fatti è diversa. Se fosse stato contento non avrebbe fatto i cambi a fine primo tempo», ha spiegato Aprile. La diagnosi è impietosa: manca la finalizzazione, quella capacità brutale di trasformare in gol le occasioni che il gioco produce.
«Il problema della Juve è tramutare in gol le svariate palle gol che crea. Sono stati tanti i punti persi contro le squadre di media e piccola fascia», ha proseguito Aprile. Il caso Kolo Muani è emblematico: un gol da centravanti vero, poi cinque occasioni sbagliate. Contro le grandi la squadra si vergogna a giocare male; contro le piccole si addormenta e paga lo scotto.
Lanzo ha aggiunto un tassello: «Manca il killer instinct e quella maturità nel leggere le situazioni di gioco. Il mercato ha portato miglioramenti ma non ha completato del tutto la squadra. Non è un alibi, ma la Juve ha anche tanti assenti».
Europa League: occasione d'oro o trappola?
Con gli impegni che si accavallano, Spalletti dovrà gestire le energie. Il turno contro il Celta Vigo, squadra che finora ha vinto una sola partita e fatica a produrre gioco, si presta a un turnover ragionato. Aprile ha ipotizzato le rotazioni: Woltemade titolare, Alajbegovic dal primo minuto, poi Conceicao, Nico Gonzalez e Kolo Muani a contendersi una maglia. In difesa potrebbero rientrare Gatti e Kelly al posto di Bremer e Lucumi.
Attenzione però a non svendere la competizione, ha ammonito Lanzo: «L'Europa League è troppo importante per la Juve, può portare anche in Champions League. Entrare nelle prime otto è importantissimo».
Aprile è andato oltre, rivendicando il valore della rosa: «Per me la Juve come rosa deve rientrare nelle prime quattro in campato. La rosa della Roma per me non è più forte della Juve». Nessuna Primavera, quindi, ma giocatori pronti come Cambiaso, profili che il peso della partita lo reggono.
Chi è il numero nove ideale: il nome è Sorloth
Il vero tema caldo resta l'attacco. Kolo Muani non fa reparto da solo, non è un nove puro come Osimhen. Rende di più se può svariare con una prima punta che gli crei spazi. E nemmeno Woltemade è un centravanti classico, anche se è il profilo che più si avvicina a quel ruolo.
«Il tandem d'attacco titolare può essere Nico Gonzalez-Kolo Muani. Woltemade in partite come quella di Vigo può essere un'alternativa da titolare», ha suggerito Lanzo.
Ma il mercato reclama un colpo. Aprile ha fatto il nome senza mezzi termini: «Il nove ideale sarebbe Sorloth. Ciò che sono stati i vari Osimhen, Icardi e Dzeko per Spalletti. Quel prototipo che non è Kolo Muani». Il francese, nella sua prima avventura bianconera, segnava solo con giocate individuali e soffre l'urto fisico con i difensori. Tolto lui e Woltemade, con Ekhator ai box, la Juve resta orfana di un riferimento d'area.
Le parole sulla carriera: un messaggio allo spogliatoio
Le dichiarazioni di Spalletti sulla volontà di concludere bene la propria carriera hanno fatto discutere. Per Lanzo non c'è mistero: «Voleva far capire che tutti, compreso lui, si giocano tanto. Quando sei alla Juve la carriera può svoltare. Voleva spronare l'ambiente. Certo, fa discutere perché le interpretazioni possono essere tante. Spalletti è un allenatore divisivo».
Aprile ha dipinto un ritratto del tecnico tutt'altro che banale: «Quando ti dice una cosa, ne pensa contemporaneamente altre 67. Lui è un uomo di una complessità affascinante. Non è contento di quello che sta vedendo perché le difficoltà sono molto più vaste rispetto a quelle che si aspettava». Gli infortuni hanno costretto i nuovi arrivati, come Sarr, a essere buttati subito nella mischia senza la gradualità prevista. «Credo che la vera Juve non si sia ancora vista e credo che Spalletti abbia tutti gli strumenti a disposizione», ha concluso Aprile.
La condanna di allenare la Juve
Alla Juventus, lo si sa, non esistono stagioni di transizione. «Quando Spalletti dice che alla Juve si è condannati a vincere, sa che ogni partita può diventare un processo. Lo è stato anche per i suoi predecessori. Vedremo se tirerà fuori di più», ha avvertito Lanzo.
L'Europa League potrebbe diventare l'acceleratore che serve: «A differenza della Champions può essere un acceleratore di particelle. La Juve ha una rosa competitiva per questa competizione, che può dare fiducia a diversi giocatori e può permettere a Spalletti di sperimentare», ha chiuso Aprile, citando il precedente del NEC arrivato dopo la serata con il Sassuolo.
Intanto la classifica parla: troppi punti regalati alle piccole, un attacco senza un nove di riferimento e un allenatore che sa di avere poco tempo per dimostrare che la vera Juve esiste ancora.
Domande frequenti
Quali sono i problemi della Juventus secondo Tuttosport?
Secondo l'analisi di JU3 su Tuttosport, la Juve crea molte occasioni ma non le concretizza, perde punti contro le squadre di media e piccola fascia e manca di un centravanti di riferimento puro.
Chi è l'attaccante ideale per Spalletti?
Per Aprile il nove ideale sarebbe Sorloth, un attaccante fisico in grado di reggere l'urto con i difensori, sul modello di Osimhen, Icardi e Dzeko che Spalletti ha avuto in passato.
Perché l'Europa League è importante per la Juve?
Vincere l'Europa League garantirebbe un posto in Champions League, e la competizione permette a Spalletti di sperimentare soluzioni e dare fiducia ai giocatori in cerca di continuità.
