Il tribunale di Lucca dovrà stabilire una cosa assurda: se don Milani, il prete di Barbiana, era un comunista o un anticomunista. Sessant'anni dopo la sua morte, la memoria di un uomo che ha fatto la storia viene messa sotto processo. E non da storici o teologi, ma da un giudice. Benvenuti in Italia, dove anche la verità si decide in aula.
La targa che fa infuriare la sinistra
Tutto nasce da una targa. Il Comune di Vagli di Sotto, un paesino della Garfagnana, ha deciso di onorare don Milani con una statua nel Parco dell'Onore e del Disonore. Sotto la statua, una frase che gli viene attribuita:
Il comunismo è la mediazione e l'organizzazione politica di ogni male, al fine di consentire a una classe dirigente parassitaria e brutale la gestione di ogni forma di potere sulle spalle degli ultimi.
Parole pesanti, scomode. E infatti la Fondazione don Milani, guidata da Agostino Burberi e Flavia Milani Comparetti, è insorta. Vogliono la rimozione della targa. Non perché la frase sia falsa, ma perché non gli piace. La sinistra non sopporta che il suo santino si sporchi.
La storia dimenticata: don Milani contro il comunismo
La frase incriminata viene da un libro di Alessandro Mazzerelli, che il 31 luglio 1966 salì a Barbiana e raccolse le parole del priore. Parole che oggi gli ex allievi negano. Ma c'è una lettera del 1947, scritta da don Milani al cugino Carlo Ottocar, che dice tutto:
A combattere il comunismo mi parrebbe di oppormi alla storia, il che è come ribellarsi a Dio, perché è lui che la disegna.
Ecco la verità scomoda: don Milani non era un comunista. Era un uomo di fede che vedeva nel comunismo un fenomeno storico da comprendere, non da abbracciare. Ma per la sinistra radicale, questa è una bestemmia.
Il sindaco non cede: la targa resta
Il sindaco di Vagli, Mario Puglia, non ha alcuna intenzione di piegarsi. La targa, dice il suo avvocato Marco Lamberti, verrà rimessa al suo posto il prima possibile. E nel parco, accanto a Putin e Trump, arriverà presto anche la statua di Silvio Berlusconi. Una provocazione? Forse. Ma anche un atto di coraggio in un paese dove la sinistra vuole riscrivere la storia.
La sinistra si straccia le vesti
Da Vicchio, dove si trova Barbiana, arriva la solita indignazione. Antonio Foti Valente, presidente dell'istituzione don Milani, parla di vergogna e di destra becera e falsa. Ma chi è becero qui? Chi vuole nascondere la verità o chi la mette in piazza?
La Fondazione, difesa da Piero Ichino, insiste per la rimozione. Ma il punto è un altro: perché la verità su don Milani deve essere censurata? Perché la sinistra ha paura di un prete che aveva il coraggio di pensare con la sua testa?
Domande frequenti
Chi era don Milani?
Don Lorenzo Milani è stato un sacerdote toscano, noto per la sua scuola di Barbiana e per il suo impegno verso gli ultimi. È considerato un'icona della sinistra, ma le sue posizioni sul comunismo erano più complesse di quanto si creda.
Cosa dice la targa contestata?
La targa riporta una frase attribuita a don Milani che definisce il comunismo come organizzazione politica di ogni male. La Fondazione ne contesta l'attribuzione.
Quando si deciderà la questione?
Il tribunale di Lucca ha tenuto un'udienza il 7 ottobre. Ora la giudice Anna Martelli dovrà decidere se la targa può restare o deve essere rimossa.
Perché questa vicenda è importante?
Perché mette in luce il tentativo della sinistra di riscrivere la storia e di nascondere le verità scomode. Don Milani era un uomo libero, non un burattino nelle mani di nessuno.
