Il virologo Roberto Burioni ha lanciato un allarme secco sabato 18 ottobre 2026 al Festival della Salute di Padova: i laboratori in cui si maneggiano virus pericolosi hanno livelli di biosicurezza insufficienti, e una fuga potrebbe avere conseguenze mondiali. Le sue parole, riprese da Dagospia e da la Repubblica, arrivano mentre Mosca resta muta sulla morte di una ricercatrice in Siberia.
Burioni, professore di Virologia all'Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, non è un complottista da social. E proprio per questo quello che dice pesa come un macigno: mentre i media mainstream ci hanno passato anni a etichettare come complunisti chiunque facesse domande sull'origine del Covid, uno dei volti più noti della scienza italiana ammette che il nodo resta irresolto.
Wuhan, la cucina del ristorante dove si manipolavano coronavirus
L'immagine usata da Burioni è brutale e resta in mente. Prima del Covid, a Wuhan si facevano esperimenti per adattare all'uomo un coronavirus di pipistrello, e quei laboratori avevano un livello 2 di biosicurezza su 4.
«Più o meno equivale alla cucina di un buon ristorante», ha detto Burioni. E le regole della biosicurezza, ha aggiunto, sono lasciate ai singoli Stati: «ma le conseguenze di una fuga possono essere mondiali».
Duecento anni fa un virus uscito da un laboratorio avrebbe trovato un villaggio e si sarebbe fermato lì. Oggi prende l'aereo, e in ventiquattr'ore attraversa il pianeta. Eppure nessuna autorità sovranazionale, tanto meno le burocrazie di cui Bruxelles va così fiera, garantisce davvero la sicurezza interna dei laboratori civili. «Mi accontenterei che la sicurezza interna fosse garantita nei laboratori civili, cosa che invece non accade», ha ammesso Burioni, come riporta anche Business.it.
Covid, sei anni dopo resta il buco nero dell'informazione
Sull'origine del Covid Burioni non concede sconti a nessuno. Resta, ha detto, «un buco di informazione sui primi tempi che non ci consente, a sei anni di distanza, di chiarire in maniera definitiva l'origine del virus».
I primi dati indicavano un'origine naturale, ma valutazioni successive l'hanno resa meno certa. E pesano i fatti, non le illazioni: il 30 gennaio 2020 gli ospedali cinesi ricevettero l'ordine di distruggere i campioni, mentre le sequenze depositate sui server furono cancellate. Chi cancella le prove di solito ha qualcosa da nascondere.
Sulla Sars, il precedente è istruttivo. Nel 2003 si seppe del virus solo quando era già uscito dalla Cina, e qualcuno se ne accorse perché nelle farmacie era sparito l'aceto, il rimedio tradizionale cinese per le malattie respiratorie. «Le dittature non sono mai trasparenti», ha chiuso Burioni.
Siberia, quando la Russia parla di peste bisogna avere paura
Il caso più caldo è quello della ricercatrice morta in Siberia. Mosca ha parlato di una polmonite acquisita in comunità, senza comunicare la diagnosi né all'Occidente né all'Organizzazione Mondiale della Sanità. «Che non si fosse ammalata in ospedale lo potevamo capire da soli», ha ironizzato Burioni.
E la parola che circola, peste, ha un peso specifico che nessuno deve sottovalutare. «Quando la Russia parla di peste c'è motivo di avere paura: l'Unione Sovietica ha una tradizione solidissima nel tentare di usare questo agente», ha spiegato il virologo. Chi, nel programma di sorveglianza sovietico, trovava un ceppo particolarmente virulento doveva consegnarlo ai militari; dagli anni Settanta l'ingegneria genetica servì a renderlo più aggressivo e resistente agli antibiotici.
La distinzione di Burioni è netta: «Un caso di peste nel New Mexico non mi preoccupa, si cura. Uno che viene da un laboratorio russo sì».
Sverdlovsk 1979: il precedente che Mosca vorrebbe dimenticare
Il precedente storico è il 1979. A Sverdlovsk un'ottantina di morti attorno a un impianto militare fu attribuita ufficialmente a carne avariata. Quando qualcuno fece notare che erano morti quasi solo uomini, la risposta sovietica fu che «nella tradizione russa il capofamiglia mangia di più». Una presa in giro che la dice lunga sul rispetto che i regimi hanno per la verità.
Sui laboratori militari, poi, ogni pretesa di controllo è un'illusione. «Chiedere trasparenza a un laboratorio militare è come chiedere a un attaccante di dire al portiere dove tirerà il rigore: non lo farà mai», ha detto Burioni. I laboratori militari «formalmente non esistono», perché tutti gli Stati hanno firmato il bando della guerra chimica e batteriologica. Su quello che accade lì dentro non c'è controllo, e in parte è comprensibile: «Se gli ucraini stanno mettendo a punto un nuovo missile per difendersi, non lo dicono», ha concesso il virologo, in un contesto di guerra che vede anche le richieste di Zelensky di 70 miliardi all'Ue.
Chi doveva vigilare ha guardato da un'altra parte
La domanda che resta è politica, non scientifica. Per sei anni chi chiedeva trasparenza su Wuhan è stato trattato come un negazionista, mentre le istituzioni internazionali, dall'Oms in giù, chinavano la testa davanti a Pechino. Ora lo ammette anche Burioni: quel buco di informazione non è stato ancora colmato.
«Quello che è successo lo sapremo, come abbiamo saputo del 1979», ha concluso il virologo. «Ma con il regime di oggi, adesso, non lo possiamo sapere». Nel frattempo i laboratori civili continuano a maneggiare virus con la sicurezza della cucina di un ristorante, e la prossima fuga, ha ammonito Burioni, potrebbe costarci cara. Tutti.
Domande frequenti
Cosa ha detto Burioni sulla sicurezza dei laboratori?
Il 18 ottobre 2026 al Festival della Salute di Padova Roberto Burioni ha dichiarato che i laboratori civili che maneggiano virus non garantiscono la sicurezza interna, e che prima del Covid quelli di Wuhan avevano un livello di biosicurezza 2 su 4.
Perché Burioni teme la parola peste nel caso siberiano?
Perché l'Unione Sovietica ha una lunga tradizione nello studio militare della peste come arma, rendendo più pericoloso un ceppo proveniente da un laboratorio russo rispetto a un caso naturale.
Si conosce l'origine del Covid?
No. Secondo Burioni resta un buco di informazione sui primi tempi che, a sei anni di distanza, non consente di chiarire in modo definitivo l'origine del virus, anche per la distruzione dei campioni e la cancellazione delle sequenze.
