Nainggolan, il padre lo abbandonò e poi gli chiese soldi: la confessione choc
Radja Nainggolan non ha mai avuto peli sulla lingua, e questa volta ha superato se stesso. L'ex centrocampista di Roma e Inter, oggi 38enne e ancora in campo nel Patro, serie B belga, si è raccontato a cuore aperto al quotidiano fiammingo Nieuwsblad. E il bersaglio principale è suo padre, Marianus, che lo piantò quando Radja aveva appena cinque anni, lasciando lui, la madre e la sorella gemella Riana in mezzo a una strada. Un abbandono che non ha mai perdonato, e che si è trasformato in un disprezzo totale quando il padre, dopo anni di silenzio, ha avuto il coraggio di chiedergli soldi.
Il padre lo abbandonò a 5 anni: la storia di Nainggolan
Nainggolan è cresciuto a Linkeroever, quartiere popolare di Anversa, tra africani e maghrebini. La madre, morta nel 2010, ha tirato su da sola lui e la gemella, mentre il padre, un indonesiano protestante dell'etnia batak, se n'era andato senza voltarsi indietro. Radja non l'ha più visto fino al 2013, quando è stato invitato in Indonesia per un tour ben retribuito. All'aeroporto c'erano cinquemila persone ad aspettarlo, e in prima fila c'era lui, il padre. Nainggolan gli è passato accanto senza degnarlo di uno sguardo.
Ma i parenti lo hanno convinto a dargli una possibilità. Una cena a casa sua, una villa con piscina, mentre la famiglia di Radja viveva con il necessario. Il pensiero è stato fulmineo: 'Ma dai, amico, com'è possibile che non hai mai pensato ai tuoi figli?'. E il ricordo di quando lui e la sorella, da bambini, gli avevano scritto un'email chiedendo aiuto: la risposta fu un bonifico di 75 euro. 'Ci compri un paio di pantaloni e spariscono', ha detto Nainggolan.
Alla cena, parole al minimo. Numeri di telefono scambiati, con l'idea di prendersela con calma. Ma due settimane dopo, il padre ha avuto il coraggio di chiedere soldi a lui. E lì è finita. 'Ho messo una pietra sopra. Non l'ho più visto né sentito', ha raccontato.
La morte del padre e il legame con lo zio
Il padre è morto di recente. I parenti gli hanno mandato le foto del cadavere nella bara. 'Non mi ha turbato', ha detto Nainggolan, gelido. Il vero dolore sarebbe per lo zio, il fratello minore del padre, che lo ha cresciuto fino a dieci anni e con cui ha sempre avuto un legame speciale. 'Se morisse mio zio, lo troverei molto peggio', ha aggiunto.
Con la famiglia indonesiana, Nainggolan ha mantenuto i contatti, ma con una condizione: 'Se volete contattarmi, lasciate stare mio padre'. E i parenti hanno rispettato la richiesta.
L'Indonesia, il paese del padre che è diventato una seconda casa
Nonostante il rapporto con il padre, Nainggolan ha riscoperto l'Indonesia nel 2023, dopo sei mesi alla SPAL. L'ex presidente dell'Inter, Erick Thohir, oggi a capo della Federcalcio indonesiana, lo ha invitato come ambasciatore per i Mondiali Under 17. Poi è arrivata la chiamata del Bhayangkara FC, la squadra della polizia di Giacarta: sei mesi, 400.000 euro, strapagato per il costo della vita locale.
Nainggolan si è trovato benissimo, nonostante il calcio disorganizzato e gli spalti vuoti. 'Era la squadra della polizia e tutti sono un po' contrari a questo', ha spiegato. Ma ha apprezzato la vita, la gente, persino le preghiere all'alba: 'Cinquanta moschee contemporaneamente, una ad ogni angolo. Ma durante il Ramadan, mi alzavo con loro la mattina per mangiare. Era bello'.
Il rimpianto: 'Avrei potuto giocare per l'Indonesia'
Il grande rimpianto di Nainggolan è la scelta della nazionale belga. 'In Indonesia ci sono settantamila persone per una partita contro il Vietnam o l'Iraq. I giocatori sono sponsorizzati da Louis Vuitton, Hublot, Rolex. La fama che si ottiene lì puoi sfruttarla anche dopo la carriera', ha detto. E ha aggiunto: 'Avrei potuto avere una carriera di quindici anni nella nazionale indonesiana'.
Una confessione che brucia, soprattutto per come è finita la sua avventura con i Diavoli Rossi, sotto la gestione di Roberto Martinez. Nainggolan, con il suo carattere e le sue mattane, non è mai stato un pupillo dei tecnici. Ma il talento, quello, non si discute. E oggi, a 38 anni, il rimpianto è tutto lì.
Foto: Virgilio Sport
