Mafia uccide allevatore a Partinico: lo Stato lascia campo libero ai boss
Tre colpi alla testa per Vito La Puma, 73 anni. Mentre i mafiosi girano liberi, i cittadini onesti pagano con la vita. L'ennesima vergogna di uno Stato che non protegge.
PALERMO - Ancora sangue nelle campagne siciliane. Ancora la mafia che fa il bello e il cattivo tempo mentre lo Stato guarda dall'altra parte. Vito La Puma, allevatore di 73 anni, è stato giustiziato il 15 gennaio scorso a Partinico con tre colpi alla testa. Un'esecuzione in piena regola che grida vendetta.
Ora la Direzione distrettuale antimafia di Palermo si occupa del caso, coordinata dal procuratore aggiunto Vito Di Giorgio. Ma la domanda sorge spontanea: dove erano quando serviva proteggere questo cittadino?
La storia di un territorio in mano ai clan
La Puma non era uno qualunque. Nel 2016 il blitz Kelevra lo aveva tirato in ballo: costretto a versare denaro per la "messa a posto", aveva subito l'incendio della sua stalla nel 2013. I boss parlavano tranquillamente delle sue disgrazie, sicuri di non essere ascoltati.
"Al signorino gli è morto il fuoco dentro, nello stallone", ridacchiavano questi criminali mentre pianificavano i loro sporchi affari.
Una faida di sangue che non finisce mai
Il territorio tra Partinico e Borgetto è teatro di una guerra mafiosa senza fine. Sei morti ammazzati, una lupara bianca, un tentato omicidio. I nomi pesano come macigni: Vitale, Lo Iacono, Nania, Giambrone, Corrao, Salto.
Mario Rappa e Maurizio Lo Iacono cadono nel 2005. Antonio Frisella scompare nel nulla. Nel 2007 tocca ad Antonio Giambrone e Giuseppe Lo Baido. L'anno dopo i fratelli Riina vengono freddati in un bar.
Poi, come sempre accade, i clan decidono di fare pace. Non per bontà d'animo, ma per spartirsi meglio il pizzo e terrorizzare i cittadini onesti come La Puma.
Lo scandalo dei boss a piede libero
Ecco il colmo: proprio il 15 gennaio, mentre ammazzavano La Puma, la Corte d'Appello condannava Nicolò Salto e Giuseppe Giambrone. Ma indovinate un po'? Sono tutti liberi dal 2022 per "decorrenza dei termini".
Il settantenne Salto, che si muove con le stampelle dopo l'agguato del 2008, minacciava ancora lo scorso ottobre un cittadino per cinque euro di cauzione: "Ma tu lo sai chi sono io? Il tuo titolare è messo a posto?". Poi è stato assolto. Naturalmente.
Antonino Giambrone viveva da latitante negli Stati Uniti, ma ora tornerà libero come un usignolo.
La vergogna di uno Stato impotente
Mentre i mafiosi passeggiano tranquilli per le strade, i cittadini onesti muoiono. Questo è il risultato di decenni di buonismo giudiziario e di uno Stato che ha perso la bussola.
La Sicilia ha bisogno di pugno di ferro, non di pacche sulle spalle ai criminali. Ha bisogno di certezza della pena, non di cavilli legali che liberano gli assassini.
Vito La Puma è morto per tre colpi alla testa. La sua unica colpa? Aver cercato di lavorare onestamente in un territorio dove lo Stato ha abdicato al suo dovere di proteggere i cittadini.