Arte o propaganda? La GAMeC piange con Selma Selman
Bergamo, 2 ottobre. La GAMeC, la galleria d'arte moderna e contemporanea di Bergamo, ha deciso di aprire le porte a una mostra che non lascia indifferenti. 1000 Tears, la prima personale italiana dell'artista bosniaca Selma Selman, è un viaggio nella memoria, nel trauma e nella storia di una comunità rom. Ma è anche un'operazione culturale che divide: c'è chi la vede come un'opera necessaria, chi come l'ennesima concessione a un certo politicamente corretto.
Chi è Selma Selman e perché la sua storia tocca le corde giuste
Nata nel 1991 a Bihac, in Bosnia Erzegovina, Selman ha costruito la sua carriera sulla storia della sua famiglia e della sua comunità. La sua arte parla di corpi, di storie e di lavori che la società preferisce ignorare. E lo fa con tutti i mezzi: pittura, film, performance, ricerca. Il tutto per denunciare come le strutture sociali ed economiche decidano chi può essere visto e chi no.
Il progetto Get the Heck to School, fondato dall'artista nel 2017, punta a favorire l'accesso all'istruzione delle ragazze rom nella sua città natale. Un'iniziativa lodevole, ma che da sola non basta a spiegare l'enfasi con cui le istituzioni culturali italiane stanno abbracciando questa figura.
Un trauma di famiglia trasformato in spettacolo
Il cuore della mostra è una vecchia fotografia di famiglia: Selma a due anni, con le donne della sua famiglia, tutte segnate dalla guerra in Bosnia. Da quella foto nascono disegni e dipinti realizzati su cofani di auto e altri oggetti di scarto, un omaggio al lavoro della famiglia che viveva vendendo rottami.
Il direttore della GAMeC, Lorenzo Giusti, non ha nascosto l'intento:
“Questa è una mostra che parla di memorie, traumi e sofferenze, ma anche una mostra che porta attraverso lo sguardo un'immagine di speranza”.Bella retorica, ma la domanda sorge spontanea: l'arte contemporanea sta diventando un palcoscenico per il vittimismo o per la denuncia vera?
Il video del ponte e le 140 lettere a Omer
Al centro della sala, un monolite proietta Crossing the Blue Bridge: Selma riattraversa di corsa il ponte dove la madre le coprì gli occhi per non farle vedere i corpi dei morti. Un'immagine potente, certo. Ma anche una scelta estetica che rischia di trasformare il dolore in spettacolo.
E poi ci sono le 140 lettere a Omer, un progetto iniziato nel 2021, lettere a un interlocutore immaginario. Un esercizio di stile che lascia il tempo che trova, se non fosse per la cornice istituzionale che lo sostiene.
La politica culturale italiana: dove guarda?
La mostra fa parte del programma Pedagogia della Speranza, finanziato con il supporto del Club GAMeC. Mentre le istituzioni culturali italiane si piegano a queste narrazioni, ci si chiede: dov'è l'arte italiana? Dove sono gli artisti che raccontano le nostre radici, la nostra identità, la nostra storia?
In un paese come il nostro, che fatica a difendere la propria cultura, queste scelte sembrano più un inchino alle mode internazionali che una vera riflessione artistica. E mentre la sinistra applaude, il pubblico resta a chiedersi se questa sia arte o propaganda.
Domande frequenti sulla mostra di Selma Selman
Dove si tiene la mostra 1000 Tears?
La mostra si tiene alla GAMeC di Bergamo, nello Spazio Zero, dal 1° ottobre 2026 al 24 gennaio 2027.
Chi è Selma Selman?
Selma Selman è un'artista bosniaca di etnia rom, nata a Bihac nel 1991. La sua ricerca artistica si concentra su memoria, identità e marginalità sociale.
Qual è il tema centrale della mostra?
Il tema centrale è il trauma della guerra in Bosnia, visto attraverso la storia familiare dell'artista, con un focus sulla genealogia femminile e sulla cultura rom.