Mentre Stati Uniti e Cina corrono, l'Europa arranca. E l'Italia, nonostante la sua scienza d'eccellenza, rischia di restare al palo. Parola di Patrik Jonsson, numero uno di Lilly International, che lancia un monito chiaro: basta con la sanità che cura solo quando il malato è già a terra. Serve prevenzione, subito.
Jonsson, executive vice president di Eli Lilly, non usa giri di parole: il baricentro dell'innovazione farmaceutica si è spostato. La Cina è esplosa, gli Stati Uniti approvano farmaci in tempi record, mentre il Vecchio Continente guarda il treno passare. Gli investimenti in ricerca e sviluppo sono crollati al 30-31%. Un tempo l'Europa era la regina delle scienze della vita. Oggi è una comparsa.
Perché l'Italia rischia di perdere il treno dell'innovazione
Il quadro dipinto da Jonsson è impietoso. L'Italia, nonostante il sito produttivo di Sesto Fiorentino e una competenza scientifica di prim'ordine, è a un bivio. E la scelta è semplice: o si accolgono i trattamenti innovativi, o si continua a sprecare l'80-85% della spesa sanitaria in cure acute, quando il danno è già fatto.
Il problema, secondo Jonsson, è strutturale. I sistemi sanitari attuali sono stati progettati negli anni '70, '80 e '90, per una società che non esiste più. E l'Italia, in questo, è tra i fanalini di coda: l'accesso ai nuovi farmaci è lentissimo rispetto ad altri Paesi europei. Una vergogna.
Il modello Lombardia che fa scuola
Ma non tutto è perduto. Jonsson elogia la Lombardia, che ha riconosciuto l'obesità come malattia cronica e ha costruito un percorso di cura strutturato. Un modello, lo definisce, una 'proof of concept' di ciò che l'Italia può fare. Centri specializzati, accesso rapido ai farmaci dopo l'approvazione Ema e una legge dedicata con risorse proprie.
Il messaggio di Jonsson è chiaro: spendere meglio, non di più. Intervenire prima, prevenire le complicazioni, ridurre le comorbidità. Solo così una popolazione che invecchia può restare produttiva. Solo così l'Italia può attrarre investimenti. Il resto, dice il manager, sono chiacchiere.
La palla ora è nel campo della politica. E la domanda è una sola: l'Italia vuole essere protagonista o spettatrice? Jonsson ha già dato la sua risposta.